mercoledì, 21 giugno 2006, ore 11:32

Per la prima volta in questo blog sono frenato dallo scrivere, non di una, ma di ben due persone, e di conseguenza, di due situazioni. La prima è recente e non riesco ancora bene a definirla, semplicemente sento che c'è qualcosa di sbagliato, non so se perchè lui è più grande o per via della sua situazione, o forse ancora perchè credevo di poter gestire la situazione e invece ho il vago sospetto che mi sfuggirà di mano. D'altronde ho già visto persone perdere il senno e non stare coi piedi per terra, soprattutto me, e ho un pò timore di quanto ciò che è accaduto possa influenzare la sua di vita: mi dò troppa importanza? Solo vorrei che un rapporto reale non cominci a navigare nell'esteso e naufragante mare dell'illusione e dell'opaco, dove è possibile scambiare dei mulini a vento con dei giganti.
La seconda situazione è qualcosa che si protrae da anni, che naufraga favolosamente nella sfera delle sole sensazioni, e le parole non hanno alcuna efficacia a confornto dell'empatia(forse illusoria pure questa?) che si scatena nell'essere vicini a qualche metro. Mi ero allontanato da tutto ciò per neutralizzare in qualche modo lo strano legame vitale tra me e lui, per togliermi di dosso quell'atmosfera comoda, piacevole, felice anche nel silenzio più totale, il cui unico pensiero emergente era di stare bene. Forse è il sapere di avere due strade diverse che mi preoccupa tanto. Compreso, ma non accettato fino in fondo. Una parte di me ha già la certezza in mano che non sarà mai diverso da così, mai di più di così, solo meno. Forse è la paura di rischiare, un altra volta con la stessa persona: di ritrovarsi di nuovo con il cuore aperto e gli avvoltoi allegri del deserto, affamati e famelici, pronti a ripetere il mito di Prometeo e la sua punizione.
Ma all'uomo, al suo essere cauduceo di ragione e istinto, di corpo e anima, non importano le parole quando è la sua persona ad essere in gioco, può soltanto vivere, mettere alla prova la sua capacità di preveggenza, di adattabilità e la sua unicità, quel lato di cervello che ci permette di riconoscerci sempre in noi stessi nel continuo cambiare di istante in istante.
E allora continuiamo a vivere...
Alucard82
P.link ¦ commenti (10) ¦ commenti (10)(popup)
categoria :

lunedì, 19 giugno 2006, ore 03:35

Venerdì notte i miei capi mi hanno comunicato che il giorno dopo non avrei lavorato e in pochi secondi avevo realizzato di poter andare a partecipare al Gay Pride. A Blogger aveveo già detto che non se ne faceva niente e invece il giorno dopo alle dieci del mattino(dormendo pressappoco 3 ore e mezza) ero ad organizzare la mia partenza per MagicTown. Treno alle 11 e venti, esco di casa venti minuti prima... di regola il tempo che impiego a raggiungere la stazione è molto più di dieci minuti, e già passando vicino all'università avevo visto sfrecciarmi via tre autobus, ma giunto alla fermata la mia fortuna ha voluto ammiccarmi facendone passare un ennesimo. In stazione c'era la folla e mancavano solo 5 minuti alla partenza, dall'alto suona il campanello della signorina Avvisi: "Il treno in partenza per ModelLand(città in cui avevo la coincidenza per MagicTown) subirà un ritardo di dieci minuti": evvai!
Alla fine il ritardo era di 50 minuti, e già mi vedevo correre in giro per poi perdermi il Gay Pride, fortunatamente in stazione e sul mio binario stava passando un Eurostar: mi sono infiltrato in un gruppo di protestanti per il ritardo dei treni riuscendo a convincere il capo treno a farci salire senza pagare alcun supplemento. Arrivato a ModelLand avrei aspettato un altra mezz'ora a causa dell'ennesimo ritardo: in quei frangenti ho pensato che le ferrovie dello Stato stessero tentando un boicottaggio nei miei confronti.
In totale avevo passato, tra stazioni e treni, ben quattro ore e mezza fumando solo due sigarette: un record! 16 e 30 scendo a MagicTown, una manciata di sms spesi con Blogger ci hanno fatto incontrare nel cuore della manifestazione, ancora ferma nei preparativi della partenza, ad aspettare la fiumana di gente che non smetteva di aggiungersi alla folla già presente. Blogger mi ha presentato all'organizzatore dell'evento per quanto riguardava la sua città e gentilissimamente mi ha accordato un passaggio per il ritorno(completamente "a scrocco": leggasi "aggratis") così non mi sarei costretto a pigliare il treno delle dieci e abbandonare a metà l'intera giornate al Pride.
Ho letto sui giornali che si pronosticavano 20mila persone, ma lì eravamo almeno 4 volte tanto! Basta guardare qualche foto panoramica per rendersene conto(io ovviamente avevo dimenticato la mia digitale in appartamento..). Per la prima volta il radar aveva perso la direzione e continuava a girare all'impazzata: circondato completamente da gay, non mi sentivo sfrontato a comportarmi come al solito, senza occhi puntati addosso se non per la mia completa normalità(non di omosessuale, ma di persona). E il bello è stato "sfilare". Una passeggiata lenta, ma chiassosa e divertente; con gli spettatori, famigliole e fidanzatini, oltre che studenti e lavoratori, in compagnia o da soli, a guardare senza disprezzo o qualche sorta di timore e sospetto, ma con meraviglia e partecipazione. I carri-camion sparavano la musica a tutto volume(le canzoni le sapevo tutte!) mentre la gente sopra, attorno e per strada, ballava e urlava eccitata. Ricorderò sempre la casalinga sul balcone, con la vestaglia a fiori coloratissimi, che sorrideva entusiasta muovendosi e battendo le mani a ritmo della disco-dance.
In piazza il festeggiamento è continuato sul palco, con la solita carrelata di personaggi politici, ma in pochi credo ci abbiano badato molto, mancavano ancora molti carri all'appello, e più gente scendeva da questi, e molti di più ne arrivavano poco dietro.
Blogger doveva trovarsi con una coppia di ragazze sue amiche e assieme siamo andati al Museo del Cinema. Mi è piaciiuto il fatto che ovunque andassi non perdessi la sensazione di essere ancora dentro al Pride, nonostantre ormai ce ne fossimo allontanati.
Alle undici ci siamo incontrati con gli altri per spostarci in discoteca. Non ci siamo andati alla fine, o almeno non io, Blogger e le sue amiche. Meglio così! La coda era interminabile, e sinceramente non ero allettato dal far stancare ulteriormente i miei piedi e le mie orecchie in un luogo rinchiuso e colmo di carne una attacata all'altra. Abbiamo ripiegato sulla piazza di MagicTown: era strano vederla svuotata dalla folla, come se fosse la prima volta che ci mettevo piede, letteralmente trasformata, dal buio della notte e dai fari che picchiavano sui palazzi come luci puntate sulle stelle del cinema.
Ho parlato a lungo con Blogger e mi piacciono i viaggi introspettivi che compiamo ogni volta, anche se magari non troviamo la risoluzione definitiva alla nostra vita, perchè va semplicemente vissuta, è piacevole sentire di star comunicando con qualcuno che, o perlomeno si sforza, di comprenderti.
Una giornata, quella di ieri, che ancora non mi lascia, ne ho ancora tutto il sapore nella bocca, nei sensi delle mani e dei piedi, e in tutto il corpo indolenzito per le poche ore dormite e la fatica di contenere tutto quell'eccitamento. Per un momento si è pure provata un pò di paura quando il nostro autista si è "distratto" andando a grattare lungo tutta la fiancata del pulman contro il guard reil(ma si scirve così?), ma è una bazzecola rispetto a tutte le altre sensazioni provate prima e dopo. Ho il sospetto che manchino ancora pochi anni perchè ogni giorno sia un Gay Pride nelle vie delle città italiane...

A proposito, il counter ormonale installato nel mio sistema biologico è stato azzerato da qualcuno...
Alucard82

lunedì, 12 giugno 2006, ore 19:47

La Pasa si è sposata. Io e la Pasa ci conosciamo dai tempi delle medie: per forza era in classe con me. Ma è stato alle superiori che abbiamo cominciato a frequentarci, a diventare amici, a uscire in compagnia. E io per lei ero una specie di fratello, lei per me, non so, avevo una bassa considerazione di tutti al tempo. Mi dava l'impressione della sognatrice, della ragazza che aspettava il principe azzurro e vedeva il mondo con gli occhi di Candy(sì, parlo del cartone animato). E ora si è sposata. E non penso che sia stata una scelta afrettata e superficiale. Penso invece che sia stata una scelta, la sua, felice e responsabile, consapevole addirittura. Non che lo pensassi fin dall'inizio, ma è stato passate sei ore da quando aveva detto "il fatidico sì". Lo so, la mia mente elabora lentamente le informazioni. Davvero mi sono accorto tardi che la Pasa si era sposata. Mi son detto che, cavolo, io, Fievel, Mulder, Margot, e molti altri, siamo ancor lì a pensare ai rapporti, a "trovare la persona giusta", a come capire se la persona che abbiamo accanto la vogliamo davvero, a lamentarci e ad eccitarci per la nostra coppia, e continuiamo, forse, a rimandare una scelta dalla parvenza definitiva. La Pasa ha fatto questa scelta, ha detto di sì, e mentre noi ancora stiamo a giocare con il nostro(e con quello degli altri) cuore, lei si è fatta una casa, un progetto di condivisione quasi totale con un altra persona(il quasi ci sta solo perchè, nella mia concezione filosofica della vita, sarebbe un paradosso parlare di totalità). Mi sono commosso 6 ore dopo che si era sposata...
Magari è stato anche perchè sono arrivato in Chiesa con la testimone della Pasa... in ritardo... O forse perchè quando ho preso posto e mi son guardato un pò in giro, ho notato un gruppo di ragazzi(credo viaggiassero sulla trentina o poco meno), sicuramente amici dello sposo, che mi hanno fatto leggermente sbavare. Per non parlare di quando uno di questi si è girato e.. scambio di sguardi... non avevo calcolato che oltre ad avere un bel culo potesse avere due occhioni neri e ciglia perturbanti, risultato: rossore d'imbarazzo, ma sguardo fisso, mentre lui ha accennato ad un sorriso prima di scappare via. Più tardi si sarebbe tolto la giacca mostrando molte altre cose, fortunatamente ho fatto scattare immediata la critica ad abbigliamento e misure pacco, almeno mi salvavo dal farmi guardare dall'alto verso il basso...
Dopo 32 ore di after hour(nel senso che non stavo dormendo da mezzogiorno del giorno precedente) ho sentito la mia parte razionale venire un pò meno, tanto che mi era balzata l'idea di farmi Alce, fortunatamente per lui un ora di sonno fatta in macchina al ritorno mi ha fatto rinsavire.
Altre considerazioni che sono sbocciate durante la funzione nuziale erano prettamente di natura religiosa, tipo: il matrimonio, oltre a celebrare la possibilità della fecondazione(pensavo che il prete più che celebrare l'unione spirituale di due persone, volesse quello carnale, per infoltire la comunità cristiana), è la benedizione dell'amore reciproco di due persone... perchè due uomini non si dovrebbero amare? Cioè, perchè non dovrebbero avere anche loro la benedizione di Dio? Okkei, non chiamiamolo matrimonio, son d'accordo, ma mi piacerebbe che l'amore che provo verso una persona mi sia riconosciuto da Dio... lo so, voi potreste dire che non ha alcuna importanza, ma per la mia religiosità l'avrebbe. E così mi son messo a pregare che quando mai dovesse accadere a me(non di sposarmi, ma di trovare la persona con cui condividere gioie e dolori, il mutuo e la pensione) vorrei che, in qualche modo metafisico, Qualcuno lassù me lo facesse presente che è d'accordo.
Oltre a ciò ho rimuginato ancora su quel che potrebbe accadere alla mia psiche(e a quella di altri) nel momento in cui tornerò a stabilirmi a Nordica... ma di questo ne riparlerò se e quando avrò le idee un pò più chiare...
Alucard82
P.link ¦ commenti (12) ¦ commenti (12)(popup)
categoria :

lunedì, 05 giugno 2006, ore 19:49

Scritto il 05/06

Ultimamente mi sto rendendo conto della reale differenza che esiste tra una persona ignorante e una "imparata": con quest'ultimo termine intendo un uomo/donna che ha una preparazione universitaria e/o legge libri validi(quindi no basta aver letto Harry Potter e similia). C'è uno scarto incredibile tra le due condizioni e lo si può semplicemente constatare nel momento in cui le persone sono portate ad argomentare le proprie opnioni, ma non solo, anche nel semplice ragionare, i processi mentali sono differenti.
Per ora credo che il primo(l'ignorante) non arrivi oltre alla consuetudine egoistica del proprio mondo virtuale, composto dalle quattro pareti di casa e pochissimi intimi(che potremo anche non nominare poichè rifletterebbero, in gran parte o totalmente, nella maggior parte dei casi, le consuetudini dell'educazione famigliare o, al più, cittadina).
Inutili sarebbero quindi i tentativi dei secondi(gli imparati) di comunicare con essi, se non trovando il canale giusto e adattando il proprio pensare a questo limitato campo di ragionamento e di linguaggio. Quest'ultimo soprattutto credo sia la volta di chiave per immaginare un possibile ponte di comunicazione tra i due elementi.
Credo che il mio prossimo partner dovrà essere imparato perchè mi si accenda l'interesse verso una relazione sentimentale...
Alucard82
P.link ¦ commenti (3) ¦ commenti (3)(popup)
categoria :

lunedì, 05 giugno 2006, ore 19:41

Scritto il 04/06

Vorrei non far altro che leggere romanzi, qualche libro e scrivere, ma per tutte e tre le cose, io penso, di aver bisogno di un tempo dedicato. INtendo, delle ore consecutive d'isolamento in cui nè impegni, nè persone mi disturbino. Quando ero alle superiori farlo non era un problema, potevo fiondarmi in una libreria, leggiucchiare una decina di libri e scegliere quale portarmi a casa e divorarlo. A pensarci, mi vedo come un omicida di libri. In effetti è come compiere un delitto. Scegli la vittima fra molti, con un piacere sadico gli togli pezzo per pezzo parti del suo corpo e vorresti quasi che quel piacere, a volte frenetico, non si concludesse mai. IN realtà questo dispiacere arriva soltanto quando il libro è quasi morto, mai prima. Questa sensazione non la si avverte le prime volte, ma dopo averne uccisi molti, sarà anche per questo che ho cominciato a scegliermi vittimi più consistenti, mallopponi di 700 pagine che costituiscono solo un piccolo tassello di un ciclo di decine di volumi di una storia ancora da concludersi. Oramai se non superano i cento fogli, le vittime hanno durata quasi inferiore a quella di una farfalla.
Da lunedì inizio a studiare, prima non posso: le librere sono chiuse da venerdì...
Alucard82
P.link ¦ commenti ¦ commenti (popup)
categoria :

lunedì, 05 giugno 2006, ore 19:29

Manco da molte settimane, ma non ho smesso di appuntarmi gli "eventi" che "riempiono" le mie giornate, quindi comincerò subito con questo del 22/05

Riassumendo  Margot ha detto della mia omosessualità:
-che non sono un omosessuale;
-che lo sono per certe esperienze e persone che ho incontrato, cioè non è "qualcosa" d'insito alla mia natura, ma l'ho aquisito;
-che questa mia inclinazione(inizialmente l'ha chiamata perversione, poi ci siamo accordati per qualcosa di soft) è dovuta anche al fatto che io devo sempre pensarla in maniera diversa, che devo essere il diverso;
-che sono più un bisessuale.
Il tutto è stato giustificato dall'impressione che io non mi comporti come gli altri omosessuali, che sia diverso da loro.
Questo discorso l'abbiamo iniziato durante lavoro e concluso mentre ci dirigevamo a casa.
Casualmente, prima di andare al lavoro, avevo fatto tra me e me una considerazione: quando si parla, in generale, nella società, si dice che ci sono i ragazzi e ci sono i gay. Che vuol dire? Per il popolino ci sono i ragazzi, che hanno la caratteristica di essere giovani etero, e i gay, che sono qualcosa d'altro rispetto ai ragazzi, simili ad alieni provenienti da un sottobosco incantato, o da un laboratorio genetico tenuto segreto dallo Stato.
P.S.= nel discorso ha avuto pure l'ardire di schiacciare il tasto "la mia storia con Gemini" dicendo che non ne sono stato innamorato... su almeno questo mi sono sentito in dovere di farla tacere e accorgendosi del passo falso compiuto si è accontentata del "chi può dire cos'è l'amore?"
Alucard82
P.link ¦ commenti (5) ¦ commenti (5)(popup)
categoria :